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Or disfioran da la tremula vetrata
sì già furtive strelizie ormai acquietate,
tonfa il rimbombo d'un sospiro che sale
dal divino mio apogeo del cuore;
e ricurvo s'uno specchio di laguna
serale, un soffio mi scote le vene
in un sussulto ch'è tacito tumulto
fremente, di lì fra i rami de la bruma.
Turchini i tuoi piedini di ballerina
calpestano, a guisa la primavera
il mio corpo di fottuto poeta
poco importa, questo a me già tanto basta...
Tuo il sorriso come un boccio si pone,
vergine faunessa vicina e lontana,
ma dimmi, ti ho mai chiesto una sola volta:
se mi vuoi bene?! Mormorando tranquillo;
perchè in cotesta notte una stella brilla
ed è Venere che de' le nostre anime non sa
di cosa siano fatte, e nemmeno
pur io non so de la loro materia
ma certo so, che per misurar l'eterno
me, posseggo solo un metodo ancestral
che tinge d'in sul rosa el bianco d'un pianto:
ed è la promessa con te o senza di te.